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LESSICO DI DIRITTO DI FAMIGLIA®
IRRILEVANZA E TENUITÀ DEL FATTO - Aggiornamento a cura dell’avv. Marco Di Nicolò - Febbraio 2021

I

Diritto penale e fatti di particolare tenuità

Nel sistema penale italiano, caratterizzato dal principio di obbligatorietà dell’azione penale (art.112 Cost.), anche i fatti di particolate tenuità sono necessariamente perseguibili, seppure il codice penale preveda specifici meccanismi di attenuazione del rigore sanzionatorio, come la regola generale di graduazione indicata nell’art. 133 (gravità del reato: valutazione agli effetti della pena) o le circostanze attenuanti (per esempio art. 62, n. 4: l’aver cagionato nei delitti patrimoniali un danno di particolare tenuità o l’art. 62-bis: attenuanti generiche). In casi estremi soccorre, poi, il principio di necessaria offensività del reato che esclude la punibilità “quando per la inidoneità dell’azione o per l’inesistenza dell’oggetto di essa è impossibile l’evento dannoso” (art. 49).

La regola generale resta, però, quella secondo cui anche i fatti di particolare tenuità sono fonte di responsabilità penale.

Sulla base di esperienze attinte a sistemi penali anche diversi dal nostro e sul presupposto di teorie criminologiche e di politica del diritto (cosiddetto diritto penale “minimo”) che tendono ad espellere il più possibile dal circuito penale, anche per motivi deflattivi, situazioni di cui non viene avvertita l’esigenza sanzionatoria, il legislatore moderno ha nel tempo alleggerito la risposta istituzionale alle condotte devianti in presenza di esigenze considerate prioritarie rispetto a quelle sanzionatorie o relativamente a fatti il cui significato penale è modesto o che non creano particolare allarme sociale.

Questo intervento è stato attuato nel nostro sistema penale attraverso tre riforme specifiche.

a) Il primo contesto penale toccato da questi interventi di alleggerimento è stato – e non poteva essere diversamente - quello minorile. E’ stata, infatti, proprio la riforma del processo penale a carico di imputati minorenni (DPR 22 settembre 1988 n. 448 e D.Lgs. 28 luglio 1989, n. 272) ad introdurre, con una disposizione allora fortemente innovativa (art. 27 DPR 448/1988), la possibilità per il giudice di pronunciare sentenza di non luogo a procedere per irrilevanza del fatto, al fine di non pregiudicare le esigenze educative del minorenne, “se risulta la tenuità del fatto e l'occasionalità del comportamento”. L’utilizzazione di questo meccanismo è stata nella prassi abbastanza consistente. Secondo le statistiche ministeriali nei tribunali per i minorenni ogni anno mediamente vengono definiti con tale formula circa 3.000 procedimenti in sede di indagini preliminari e circa 1500 procedimenti all’udienza preliminare.

b) Il secondo intervento riformistico teso a promuovere la fuoriuscita dal sistema penale delle condotte connotate da particolare tenuità venne successivamente attuato con il Decreto legislativo 28 agosto 2000, n. 274 relativamente ai reati di competenza penale del giudice di pace. La riforma introduceva tra le misure cosiddette di “definizione alternativa del procedimento” una causa addirittura di “esclusione della procedibilità nei casi di particolare tenuità del fatto” attribuendo al Giudice di pace il potere di dichiarare fin dalle indagini preliminari con decreto di “non doversi procedere per la particolare tenuità del fatto…se non risulta un interesse della persona offesa alla prosecuzione del procedimento” o successivamente con sentenza se la persona offesa non si oppone.

c) il terzo ed ultimo intervento legislativo di riforma è entrato in vigore il 2 aprile 2015. Si tratta del Decreto legislativo 16 marzo 2015 n. 28 che ha introdotto nel codice penale l’art. 131-bis con cui si esclude la punibilità dei reati per i quali è prevista la pena detentiva non superiore nel massimo a cinque anni, ovvero la pena pecuniaria, sola o congiunta alla pena predetta “quando, per le modalità della condotta e per l'esiguità del danno o del pericolo…l'offesa è di particolare tenuità e il comportamento risulta non abituale”.

L’elemento comune delle riforme sopra richiamate è costituito dal dato strutturale di introduzione nel sistema penale non tanto di una nuova categoria di reati “di particolate tenuità”, quanto piuttosto di un nuovo generale criterio di valutazione – per certi versi simmetrico all’art. 133 c.c. – diretto alla valutazione della tenuità del fatto, ai fini della esclusione della reazione sanzionatoria penale.

Nelle diverse situazioni e con le diverse specificità con cui questo avviene, all’autorità giudiziaria (giudice minorile, giudice di pace, giudice ordinario) è attribuita una nuova funzione di selezione dei comportamenti devianti che di fatto mitiga il principio di obbligatorietà dell’azione penale, nella prospettiva di salvaguardia di altre esigenze ritenute prioritarie e al tempo stesso di deflazione del carico giudiziario.

Gianfranco Dosi
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Lessico di diritto di famiglia